DONNE E LAVORO

09.09.2018

Un breve scritto che funge un po' da introduzione al futuro convegno dell'AIDM di Reggio Emilia e che avrà come tematica "La Donna ed il Lavoro", argomento che rimane di estrema rilevanza ed uno stimolo continuo di riflessione, anche e in special modo per la nostra professione. Rimane, infatti, la difficile equiparazione (in termini di pari opportunità) tra uomini e donne nel nostro ambito lavorativo, come ben riassunto nell'articolo di QS (https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=65061&fr=n) sull'indagine dell'OCSE, Organisation for Economic Co-operation and Development. L'OCSE ha rilevato, nei 34 Paesi aderenti all'organizzazione, da una parte la crescente proporzione delle donne nel settore della sanità, ma dall'altra lo scarto (in difetto) delle donne rispetto agli operatori sanitari maschi, in termini di occupazioni altamente qualificate e più remunerative, come la chirurgia. Di seguito alcuni dati in sintesi:

  • nel 2015 il 46% dei medici è risultata essere di sesso femminile (nel 1990 erano il 29%);
  • in Italia la quota di dottoresse è del 40%;
  • la percentuale di dottoresse tende ad essere maggiore nella medicina generale che in occupazioni più remunerative e specializzate, come la chirurgia, nelle quali sono, al contrario, sotto-rappresentate.

Dalla nostra stessa città, però, l'esempio che ciò non è realtà immutabile. L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Reggio Emilia ci informa che la dott.ssa Anna Maria Ferrari, oltreché essere la presidentessa dell'ordine stesso, senza citare altri ruoli di responsabilità, è stata nominata delegata della FNOMCeO presso l'Association Europeenne des Medecins des Hopitaux (AEMH), per il triennio 2018/2020.

Spostandoci su un ambito non sanitario, un esempio di come non è giustificabile alcuna discriminazione delle donne in ambito lavorativo, la Premier della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern. Eletta lo scorso anno a soli 37 anni, è la seconda donna a essere prima ministra ed è una delle più giovani ministre; da sempre dichiaratasi femminista e vicina alle principali questioni del genere femminile (IVG ad esempio, che è pratica illegale in Nuova Zelanda), ha preso anche parte alla Women's March di Auckland. Sui giornali internazionali si è parlato di lei già lo scorso anno quando, interrogata sul suo desiderio di avere dei figli e quindi implicitamente sulla sua eventuale incompatibilità del ruolo di madre con quello di politica o di lavoratrice in generale, rispose: «È completamente inaccettabile che qualcuno nel 2017 dica che le donne abbiano il dovere di rispondere a questa domanda sul posto di lavoro, inaccettabile. È una scelta delle donne quella se avere figli o meno, una scelta che non dovrebbe avere peso in un'assunzione». Ora la Ministra è diventata madre (è la seconda leader al mondo a partorire durante il suo mandato), avendo proseguito, senza soluzione di continuità, la sua attività di premier e ponendosi come emblema contrario ad ogni discriminazione di genere. La donna in gravidanza è spesso considerata non "idonea" a svolgere un lavoro: "Sono incinta, non malata", dichiarazione della ministra che va contro gli stereotipi di genere che vogliono la donna in gravidanza inabile a qualunque azione.